Vetri freddi e addormentati

13.01.2017 #talktoAmbi

Avrei voluto dirti, e dovevi capirlo,

che vedevo le cose prima di altri. E più ascoltavo, più mi facevo male. Più ascoltavo, più vedevo, più il linguaggio diventava cosa astratta, la massima forma di astrazione non calata nella realtà. E’ il linguaggio alla fine, la vera forma di astrazione. Ed è proprio in quello che mi perdevo. E non tornavo più su. Ma dimmi, quale linguaggio mi sta allontanando di più?

Francamente, non lo so… Dove finisce tutto questo.

Ho ascoltato prima degli altri, lo sai. Avrei voluto che lo capissi. E più capivo, più mi sentivo sola. E per quanto sia stato difficile far capire ciò che vedevo (ed era tanto) e quanto tutto questo andava a sovrapporsi, a volte collidere con la realtà che avevo intorno, tu non c’eri. E se c’eri, non potevi (o volevi) fare nulla.

Ho visto prima degli altri, lo sai. Ho ascoltato prima di altri. E proprio per questo, là fuori, mi sono beccata le risate dei più. E non sapevo come gestirle. Ma forse proprio per questo, non riuscivo e ancora ho tante difficoltà a stare al mondo. Non è un destino maligno. Ma di certo uno non vive tanto bene e serenamente.

 

 

Ci sono luoghi

Ci sono luoghi e persone che non si rendono conto se, come cresci e cosa sei diventata o stai diventando. Dove non vi è la minima percezione se non la loro.
Per me questo luogo è stato l’Università. Posto di lunghi anni e di tante amarezze. Dove per loro sarei sempre punto e a capo.

Io per l’Università è come se non fossi mai esistita. Giusto una Laurea. Presa chissà quale poi. Sono il loro peggior fallimento.

Anche se non avrò mai la loro approvazione o riconoscimento, c’è chi può diventare il miglior fallimento possibile.

 

E meno male che…

[Riflessioni]

E meno male che io del mondo universitario non ci capisco proprio niente.

Tanto io faccio più fatica a distinguere i biglietti festivi-feriali
da un biglietto del pullman ordinario o urbano cumulativo integrato a tariffe giornaliero bigiornaliero settimanale.

Suffer, please Unipi. Suffer.

“Simplicity is the ultimate sophistication.” – Clare Boothe Luce

Suffer, please Unipi. Suffer. #‎oneprey‬ ‪#‎youth‬ ‪#‎growth‬ ‪#‎yearsofcries #learn


Cara Unipi,

Ti odio. E spero che tu possa soffrire un pochino come ho sofferto io nel corso degli ultimi anni. Ho trovato una nuova casa super accogliente e davvero è tutta un’altra cosa, proprio da primo impatto. Ho bisogno di dare nuova dignità al mio percorso e alla mia persona come qualificazioni e soddisfazioni personali e curriculari.

Non ti odio come una bambina capricciosa. Ma per il tempo che abbiamo perso insieme e che poteva essere migliore. Ti odio come la figlia più piccola che è stata dimenticata in macchina. E che adesso ha un’età ben diversa e pronta per ben altre sfide. E che può diventare la tua spina nel fianco e fonte di distruzione.

Ti odio perché ne ho passate tante da sola. E mi sono dovuta nascondere coi miei coetanei quando stavo male. Ti odio perché mi sono ritrovata in situazioni sgradevoli e perché adesso ho un’età completamente diversa. E poi ti odio tantissimo perché volevo che Ambi mi insegnasse tantissime cose; ma non mi ci hai lasciato andare perché la legge non lo voleva.

Sinceramente e con tutto il cuore,

Francesca.